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La Banalità del Male, Arendt
view post Posted on 15/11/2009, 23:41Quote
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Non cercatemi se non mi volete leggere... Ecco una parola io sono: una parola che significa a volte nulla a volte un infinito. K. Gibran

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 23:54


CITAZIONE (_lucyinthesky_ @ 15/11/2009, 23:04)
A parer mio,un termine acquisisce il proprio significato non esatto, ma corretto in base al contesto in cui compare, che lo de-termina. Inoltre è da ricostruire, non è immediato.
Nelle parole della Arendt citate inizialmente possiamo rintracciare innanzitutto che la "banalità", il "banale" è da subito relazionata alla "radicalità", "al "radicale".
E viene associato anche il banale al superficiale e il radicale al profondo.
Più che variare il significato del termine "banalità" se associato a "del male", come ho già anticipato a me pare se ne estremizzi la portata e la pericolosità.

Oh..scusami lucy :freeze: siamo partite insieme a postare ed io non avevo letto questa tua risposta.

CITAZIONE
a me pare se ne estremizzi la portata e la pericolosità.

Ah! -_- ho capito.
 
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view post Posted on 15/11/2009, 23:46Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 11/12/2009, 02:50


Secondo Me con "banalità del male" si va ad intendere il fatto che alla fine, il male ruota sempre intorno a quei concetti senza mai variarsi o cambiare.
 
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view post Posted on 16/11/2009, 10:40Quote
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CITAZIONE (EgoTrascendentale @ 15/11/2009, 21:20)
CITAZIONE
Eichmann aveva una famiglia, dei figli, si disse rispettoso degli ideali kantiani, faceva il suo lavoro, il suo dovere di cittadino, rispettava la legge. Eichmann non si rese conto di fare del male: nè lo percepì, nè lo sentì e perciò non riuscì a pensare all'orrore che stava compiendo. Ma, ora, Eichmann era libero di scegliere tra il bene e il male? L'uomo può sempre scegliere tra il bene e il male? E agli occhi di Eichmann il suo comportamento, la sua condotta di vita si inscriveva nel bene? Egli scelse quello che reputava bene? Oppure ad Eichmann e chi come lui fu privata proprio la capacità di scegliere e prima ancora quella di distinguere?

questo punto è interessantimo, ma perdonami, rischia di travisare il discorso della Arendt.
Contemporaneamente mette in luce il problema del "giudizio", problema che la arendt tentò di risolvere nell'ultima parte di Life of mind, il suo capolavoro rimasto però incompiuto e che racccomando vivamente ;).
Veniamo a noi.
E' senza dubbio corretto parlare di privazione della facoltà di giudizio, cioè di discernimento.
però, quello che non metti in luce, contro quanto accade nel testo della arendt, può essere espresso così: la privazione di eichmann non è senza dolo, anzi, al contrario egli è pienamente colpevole del reato di "smarrimento" di tale facoltà.
Questo è il nodo cruciale, qui, allora, se possiamo disfarci di qualcosa allora il male diventa banale.
diventa banale cioè perchè, si trasforma la massima kantiana (agisci in modo che la tua norma possa elevarsi a legge morale) in: agisci in modo che la tua norma possa essere espressa dal futher.
infatti lo scandalo della arendt non è nel male compiuto da eichmann (che pure non era roba di poco conto), ma nella replica ai capi d'imputazione:
"ma perchè, che cosa ho fatto? ho soltanto obbedito alla legge".

In relazione a questo sono andata a rivedermi il testo della Arendt che lessi anni fa "La banalità del male. Eichmann in Gerusalemme" e ho rintracciato un passo esplicativo delle problematiche emerse.

"Eichmann dichiarò di aver letto la Critica della Ragion Pratica di Kant[...]quando era stato incaricato di attuare la soluzione finale aveva smesso di vivere secondo i principi kantiani". La Arendt aggiunge "alla Corte non disse però che [...] non solo aveva abbandonato la formula kantiana, ma l'aveva distorta facendola divenire [...] "agisci in maniera che il Feuhrer, se conoscesse le tue azioni, approverebbe""
Sempre in relazione a quanto dichiarato da Eichmann egli utilizzò una versione della teoria kantiana "a uso privato della povera gente [..]essere ligi alla legge non significa semplicemente obbedire, ma anche agire come se si fosse il legislatore che ha stilato la legge a cui si obbedisce."

Dunque le domande che ho precedentemente posto sono parziali rispetto agli elementi che si rintracciano nelle analisi della Arendt, di conseguenza, sebbene possano essere stimolo di approfondimento, non risultavano cogliere pienamente il pensiero della filosofa.
 
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view post Posted on 16/11/2009, 11:55Quote
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bene vi ho letto ragazzi e insomma io credo che in generale molto dipenda dal concetto personale che ognuno ha di "male" e di "banale", per me qualcosa di banale è un qualcosa che privo di contenuti intelligenti, pe cui a mio parere il male stesso porprio perchè tale non può essere banale in quanto attrverso esso sono state e vengono tuttora commesse atroci ingiustizie....

Secondo me i male siste nella sua oggettività e in parte è insito nell'uomo che per sua natura tende poi a volte ad accostarsi al male.....ciò che penso parte dal presupposto che tutto è stato creato da Dio (un dio però inteso come Energia divina intelligente sia chiaro in quanto io mi discosto in tutto e per tutto dalle dottrine religiose) dunque dato che in tutto c'è Dio allora anche il male sarà un sua creazione, il male esiste per servire il bene..per rendere il bene migliore e per permettergli di eprfezionarsi...

Per tale motivo essendo l?uomo scintilal divina ontiene in sè sia bene che male, ma poi sarà l'uomo a scegliere che via seguire....sarebbe troppo semplice dare la colpa a Dio o semplicemente all'esterno, nel senso che comunque alla base vi è sempre libero arbitrio....di fronte alle situazioni che la vita ci presenta scegliamo noi in che modo reagire!
 
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view post Posted on 16/11/2009, 14:31Quote
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CITAZIONE
"ma perchè, che cosa ho fatto? ho soltanto obbedito alla legge".

E qui stava la grandiosità del Diritto Tedesco. Un diritto che era così percepito dai cittadini da farlo sentire come loro, un diritto che è diritto di stato, che legittimava anche barbarie, ma i Tedeschi lo sentivano. Ed in questo Schmitt è sicuramente la mente più geniale, e pericolosa, del secolo ventesimo.
 
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view post Posted on 16/11/2009, 14:42Quote
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Già un diritto sentito per carità, ma ciò non significa che se la legge è sbagliata allora dobbiamo seguirla..almeno io credo questo...dipende da chi fa le leggi.....
 
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view post Posted on 17/11/2009, 00:06Quote
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CITAZIONE
io credo che in generale molto dipenda dal concetto personale che ognuno ha di "male" e di "banale", per me qualcosa di banale è un qualcosa che privo di contenuti intelligenti, pe cui a mio parere il male stesso porprio perchè tale non può essere banale in quanto attrverso esso sono state e vengono tuttora commesse atroci ingiustizie....

Ecco questo è il mio pensiero. Come è possibile circoscrivere nella banalità il male!

CITAZIONE
CITAZIONE"ma perchè, che cosa ho fatto? ho soltanto obbedito alla legge".

E qui stava la grandiosità del Diritto Tedesco. Un diritto che era così percepito dai cittadini da farlo sentire come loro, un diritto che è diritto di stato, che legittimava anche barbarie, ma i Tedeschi lo sentivano. Ed in questo Schmitt è sicuramente la mente più geniale, e pericolosa, del secolo ventesimo.

Ahhh...grandi non c'è che dire! :sick:
 
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